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Integratori per i tendini: quali funzionano davvero

Immagine del redattore: TesiGenius
TesiGenius
28 ott
Tempo di lettura: 3 min

Perché il tendine guarisce lentamente

I tendini collegano i muscoli alle ossa, trasmettono la forza della contrazione muscolare alle leve scheletriche e assorbono le forze esterne, limitando i sovraccarichi muscolari. Essendo poco vascolarizzati, impiegano molto tempo ad autoripararsi. Per questo chi soffre di tendinopatia prima o poi si sente consigliare un integratore, e il mercato è pieno di prodotti che promettono di “rigenerare” il tendine. Ma cosa dicono davvero gli studi?



Cosa fanno a livello biologico

Un tendine lesionato ha bisogno soprattutto di due cose: più collagene ben organizzato e meno infiammazione cronica. I nutraceutici più studiati si dividono abbastanza nettamente su questi due fronti.


Obiettivo

Integratore

Cosa fa











Più collagene

Glucosamina e condroitin solfato (GlcN-CS)

Nei modelli animali aumenta la sintesi di collagene fino al 22% e migliora l’organizzazione delle fibrille

L-arginina-alfa-chetoglutarato

Stimola la produzione di ossido nitrico, che a sua volta promuove la sintesi di matrice extracellulare

Vitamina C

Note proprietà antiossidanti e cofattore in due fasi critiche della sintesi del collagene: idrossilazione di prolina e lisina in idrossiprolina e idrossilisina

Collagene idrolizzato

Fornisce direttamente i peptidi che il tendine deve riassemblare


Meno Infiammazione

Curcumina

Inibisce le metalloproteinasi, blocca l’apoptosi dei tenociti, riduce l’attivazione di NF-kB

Bromelina

Agisce su citochine pro-infiammatorie e stress ossidativo

MSM e acidi boswellici

Agisce su citochine pro-infiammatorie e stress ossidativo



Cosa dicono i trial sull'uomo

Gli studi preclinici danno una base teorica, ma contano i trial su pazienti. Ecco i principali, per situazione clinica:

Studio

Prodotto

Composizione/ dose

Durata

Risultati dello studio

Gumina 2012, dopo intervento alla cuffia dei rotatori

(90 pazienti)

Arginina-alfa-chetoglutarato,MSM, collagene idrolizzato tipo I, bromelina;


2 bustine/giorno

3 mesi, dal giorno dopo l’intervento

Riduzione del dolore a 6 mesi e riparazioni più integre; nessuna differenza nelle recidive a 12 mesi

Notarnicola 2012, tendinopatia inserzionale d’Achille sottoposti a terapia con onde d’urto (64 pazienti)

Arginina-alfa-chetoglutarato,MSM , collagene idrolizzato tipo I, Vinitrox, bromelina, vitamina C;


2 bustine/ giorno

60 giorni

Miglioramento di funzionalità e maggiore soddisfazione a 2 e 6 mesi; riduzione del dolore a 6 mesi

Merolla 2015, dopo intervento al sovraspinato (100 pazienti)

MSM (dose alta), collagene tipo I e II, glicosaminoglicani, arginina, lisina, estratto di Boswellia (30% AKBA), estratto di curcuma (95% curcuminoidi);


2 bustine/giorno per 15 gg, poi 1/ giorno per 45 gg

2 mesi, dal giorno dopo l’intervento

Riduzione del dolore complessivo e notturno a 1 settimana

Arquer 2014, tendinopatia d’Achille, rotulea o dell’epicondilo (98 pazienti, senza gruppo di controllo)

mucopolisaccaridi, collagene tipo I, vitamina C;


3 capsule/ giorno


90 giorni

Riduzione del dolore e miglioramento della funzionalità dopo 30-60 gg

Come leggere questi dati: si tratta di prodotti usati negli studi citati sopra, non è una classifica di qualità e non l’elenco completo di ciò che esiste ad oggi. Le formulazioni cambiano nel tempo. In tutti i casi l’integratore è stato studiato insieme ad altri trattamenti (chirurgia, onde d’urto, riabilitazione) e il campione è piccolo. Non sappiamo quale ingrediente faccia la differenza.



Il filo conduttore: i risultati positivi riguardano quasi sempre formulazioni multi-componente, probabilmente grazie a un effetto sinergico su più meccanismi contemporaneamente. Va però detto che non è possibile stabilire quale ingrediente faccia davvero la differenza.


In sintesi

Gli integratori non sostituiscono la terapia di riferimento per la tendinopatia, che resta l'esercizio terapeutico eccentrico. Vanno intesi come supporto, soprattutto nel post-operatorio o nelle fasi di riacutizzazione. Sono da preferire le formulazioni multi-componente che hanno alle spalle studi clinici reali.






Fonti principali: Gumina et al. (2012), Current Medical Research and Opinion, 28(11); Notarnicola et al. (2012), Advances in Therapy, 29(9); Arquer et al. (2014), Apunts. Medicina de l'Esport, 49(182); Merolla et al. (2015), Musculoskeletal Surgery, 99(1); Lazzaro (2014), Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia, 40.

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