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Il nostro intestino combatte l'obesità per noi

  • Immagine del redattore: TesiGenius
    TesiGenius
  • 19 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 19 mag

Come i miliardi di batteri che vivono dentro di noi possono diventare

alleati o nemici nel controllo del peso


Dentro di noi vivono più di 100 trilioni di microrganismi. Batteri, virus, funghi, protozoi. Pesano circa due chili, occupano ogni centimetro del nostro intestino e comunicano costantemente con il nostro cervello, il nostro sistema immunitario e il nostro metabolismo. Non sono ospiti indesiderati: sono una parte di noi così integrante che gli scienziati li chiamano "organo metabolico". E sempre più ricerche suggeriscono che questo organo invisibile abbia un ruolo centrale in una delle grandi epidemie del nostro tempo: l'obesità.



Illustrazione del microbiota intestinale: miliardi di batteri di specie diverse che colonizzano l'intestino umano formando un ecosistema unico per ogni individuo. Immagine generata con intelligenza artificiale.



Il Microbiota Obesogeno


Una delle scoperte più sorprendenti degli ultimi vent'anni arriva dagli esperimenti su topi germ-free, animali allevati in condizioni sterili, completamente privi di microbiota. Quando questi topi venivano colonizzati con il microbiota proveniente da topi obesi, aumentavano la massa grassa del 60% in appena due settimane, pur mangiando meno. Il messaggio era chiaro: i batteri intestinali influenzano direttamente il metabolismo energetico.




Schema dell'esperimento chiave: topi germ-free colonizzati con il microbiota di topi obesi sviluppano obesità, resistenza insulinica e alterazioni metaboliche nonostante un apporto calorico ridotto.


Ancora più interessanti sono gli studi sui gemelli umani: il microbiota fecale di coppie di gemelli, uno normopeso e l'altro obeso, è stato trapiantato in topi da laboratorio. Solo gli animali che avevano ricevuto il microbiota del gemello obeso hanno aumentato di peso, nonostante una dieta povera di grassi e ricca di fibre.



Il rapporto Firmicutes/Bacteroidetes


Il microbiota intestinale non è uguale per tutti. Ogni persona ha la propria "impronta digitale batterica", modellata da ciò che mangia, se è stata allattata al seno, da quali terapie antibiotiche ha ricevuto, dall'esercizio fisico e persino dall'umore. Due phyla batterici la fanno da padrone nell'intestino adulto: i Firmicutes e i Bacteroidetes, che insieme rappresentano oltre l'85% della flora intestinale.

L'equilibrio tra questi due gruppi, e la ricchezza complessiva delle specie presenti, è una delle chiavi per capire cosa succede quando il peso inizia a salire.

Negli individui obesi si riscontra spesso un aumento dei Firmicutes e una diminuzione dei Bacteroidetes. I Firmicutes sono più "efficienti" nell'estrarre calorie dai carboidrati complessi, il che implica che lo stesso pasto può fornire più energia a una persona con microbiota alterato rispetto a una con microbiota equilibrato.



La dieta favorisce l'obesità modificando il microbiota


Ciò che mangiamo ogni giorno modella il nostro microbiota in modo sorprendentemente rapido. Alcuni studi mostrano cambiamenti significativi già nelle prime 24-48 ore dopo un cambio alimentare. Il confronto tra dieta mediterranea e dieta occidentale lo rende evidente.

Chi segue una dieta mediterranea, ricca di verdure, legumi, olio d'oliva e cereali integrali, favorisce la crescita di batteri benefici come Bifidobacteria, Bacteroides e Prevotella, mentre tiene sotto controllo i Firmicutes. Questi batteri producono abbondanti acidi grassi a catena corta (SCFA), acetato, butirrato e propionato, molecole che nutrono le cellule intestinali, riducono l'infiammazione e migliorano la sensibilità all'insulina.

Chi segue invece una dieta occidentale, ricca di grassi saturi, zuccheri raffinati e ultra-processati, ottiene l'effetto opposto: i batteri benefici diminuiscono, i Firmicutes aumentano e la produzione di SCFA crolla. Il risultato è un intestino più permeabile, più infiammato e metabolicamente meno efficiente.

Il messaggio è semplice: ogni pasto è un'opportunità per nutrire i batteri giusti.



Come modulare il microbiota per combattere l'obesità


La buona notizia è che questo "organo" si può allenare. Le strategie più promettenti includono:

Probiotici e prebiotici. I probiotici sono microrganismi vivi che, assunti in quantità adeguate, apportano benefici alla salute dell'ospite. I prebiotici sono le fibre che li nutrono. Tra i ceppi più studiati in relazione all'obesità spicca Akkermansia muciniphila, un batterio che abita lo strato di muco intestinale e che le persone obese tendono ad avere in quantità ridotta. Nel 2021, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha dato parere favorevole all’introduzione sul mercato di un nuovo probiotico, il batterio Akkermansia muciniphila pastorizzato, ritenuto sicuro ai livelli di assunzione specificati.

Polifenoli. Presenti in frutta, verdura, vino rosso, tè verde e cioccolato fondente, i polifenoli vengono trasformati dal microbiota in molecole bioattive con effetti antinfiammatori e metabolici rilevanti.

Allattamento al seno. La colonizzazione batterica inizia dalla nascita. I bambini allattati al seno sviluppano un microbiota diverso, e più protettivo, rispetto a quelli allattati artificialmente. Fino al 90% della flora fecale dei neonati allattati al seno è costituita da Bifidobatteri, con effetti che si proiettano fino all'età adulta.

Chirurgia bariatrica. È interessante notare che i benefici metabolici della chirurgia bariatrica non derivano solo dalla riduzione dello stomaco. Studi hanno dimostrato che l'intervento modifica profondamente la composizione del microbiota, e questa rimodulazione contribuisce in modo indipendente al miglioramento del metabolismo glucidico.

Trapianto di microbiota fecale (FMT). È la frontiera più audace: trasferire il microbiota di un donatore sano a un paziente obeso. I risultati preliminari sono incoraggianti, ma si tratta ancora di una procedura sperimentale che richiede ulteriori studi per essere standardizzata.



La scienza ci dice oggi che l'obesità non si riduce a una questione di forza di volontà o di calorie: è il risultato di un ecosistema complesso in cui i batteri giocano un ruolo da protagonisti.
La buona notizia è che questo ecosistema si può modificare. Ogni pasto è un'opportunità. Ogni scelta alimentare manda un segnale ai 100 trilioni di batteri che vivono dentro di noi. E loro, come abbiamo visto, sanno ascoltare.




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